sabato 15 ottobre 2016

Il romanzo strabiliante di un grande scrittore: Stephen King, 22/11/63

So che sto sfondando una porta girevole, non c'era certo bisogno che arrivassi io per scoprirlo: comunque voglio dirlo lo stesso, Stephen King è un grande scrittore. Altro che i fighetti americani alla moda, i newyorkesi con barbetta e risvoltino o i sanissimi californiani, qui si vola alto e King riesce a tenere insieme orrore, soprannaturale e fantastico con una impeccabile e acchiappantissima scrittura, una capacità di ambientazione miracolosa e, in questo caso, anche con la Grande Storia, e amalgamare il tutto in un romanzo strabiliante come 22/11/63, uscito nel 2011.

La vicenda comincia nel 2011. Jake Epping è un insegnante di letteratura inglese in una scuola di Lisbon Falls nel Maine, divorziato dalla moglie alcolista e senza altri legami. Frequenta una tavola calda particolarmente economica (e sfido, il motivo si capirà presto) il cui gestore, Al, gli rivela un segreto incredibile: nella dispensa del suo ristorante c'è un varco nel tempo, da cui si può sbucare nel 1958. Al ritorno dalla gita nel passato, e indipendentemente dalla sua durata, nel 2011 sono invariabilmente passati due minuti. Al è malato terminale e passa a Jake l'onere di portare a termine la missione che da tempo si è proposto di compiere: fermare Lee Harvey Oswald prima che uccida John Kennedy, cambiando così il corso della storia mondiale. Jake accetta, va nel passato con il nome di George Amberson e prima di affrontare l'impresa principale si dedica a correggere qualche altra stortura... Non vado oltre, dirò solo che il primo posto visitato da George Amberson è Derry, proprio quella di It, dove incontra alcuni personaggi e respira l'aria malsana e malvagia della cittadina sconvolta dagli omicidi di bambini di cui si parla, appunto, nel romanzo.
John e Jacqueline Kennedy, Dallas 22/11/63

George trascorre cinque anni nel passato, durante i quali avvengono moltissime cose, legate sia alla grande storia che alla vita del protagonista. Ovviamente modificare il passato è una faccenda rischiosissima e proprio qui sta il cuore del romanzo, nella continua dialettica tra gli interventi di George e la strenua resistenza del passato che si manifesta in molti modi, tutti piuttosto sinistri. Sto semplificando una materia molto complessa, ma Stephen King è straordinario nella capacità di rendere razionale l'irrazionale, e spiegare questi meccanismi con logica impeccabile. I personaggi sono molti, sia di invenzione che storici, legati appunto all'assassinio di John Kennedy. Non ci sono svelamenti di verità arcane, King è nettamente anticomplottista e si limita ai fatti noti, ma non è questo il senso del libro: non si tratta di un'indagine su questo traumatico fatto storico, ma di un romanzo sulla possibilità di tornare indietro e correggere gli errori del passato. Avete presente tutte le volte che abbiamo pensato mannaggia, se invece di fare così avessi fatto cosà, se invece di dirlo fossi stata zitta, se avessi accettato quell'invito, se non fossi andata in quel posto eccetera? Ecco, di questo si tratta in 22/11/63.

Lee Harvey Oswald un attimo prima che Jack Ruby gli sparasse
E siccome Stephen King è un grande narratore, ci acchiappa e ci avvolge con la sua descrizione della vita nella provincia americana degli anni '50-'60, ci trasporta veramente nel passato e vorremmo che non smettesse mai. Ma ci tiene anche con il fiato sospeso fino alla fine perché questo è uno di quei romanzi in cui vogliamo sapere proprio come andrà a finire, che succederà ai numerosi personaggi, come riuscirà l'autore a sbrogliare le complicazioni che costruisce magistralmente pagina dopo pagina. E non delude. In altri suoi romanzi che ho molto amato la conclusione l'ho trovata molto meno interessante, nel momento in cui appaiono i fantasmi o i mostri (come il ragnone di It o i fantasmi marittimi del magnifico Duma Key) viene da pensare va be', ok, qualcosa dovevi inventartelo per concludere ma insomma. Qui invece anche la conclusione è perfetta - e commovente, ammettiamolo pure.

Non ho visto la serie televisiva che ne è stata tratta, ma la cercherò. Probabilmente nella versione visiva sarà più facile riconoscere certi rimandi e certi personaggi (che sono molti, e forse un piccolo elenco come c'era una volta nei gialli non avrebbe guastato). Un bonus di questo romanzo è che costringe a andare a cercare i resoconti dei fatti e dei personaggi storici, e rinfrescare la memoria di una pagina ormai lontana, del cui tremendo impatto forse oggi si è perso un po' il ricordo. Il che fa sempre bene. Magnifica la traduzione di Wu Ming 1. Insomma, un'esperienza del tutto positiva. 

 

2 commenti:

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Ho deciso: questo sarà il prossimo libro che leggerò! (magari lo inizio stasera)
Grazie per la spinta decisiva, Consolata :)

consolata ha detto...

Io sono tristissima di averlo finito. :-(