lunedì 31 ottobre 2016

Over60 Women, antologia di narrativa LGBTQI

 Over60 Women - antologia di narrativa LGBTQI.
Preceduta da Over60 Men, questa antologia, curata da Margherita Giacobino e Consolata Lanza, contiene tredici racconti e alcune poesie di altrettante autrici.



Leggendo questi racconti la prima impressione che ho avuto, e che mi ha colpito parecchio, è che la vecchiaia è vista come un vantaggio, un accrescimento più che come una diminuzione delle potenzialità esistenziali. Per esempio, nel racconto di Sarah Sajetti sono contrapposti due personaggi ritratti in un momento di profonda crisi, Emma che è anziana e ha subito un lutto devastante, e Mo che è giovane e depressa, scontenta, incapace di vedere quello che ha. Ebbene, tra le due è Emma che trova la forza di reagire, che cerca e trova i cambiamenti e le strade nuove, e con l’esempio e la voglia intatta di comunicare riesce a trascinare la più giovane fuori dalla sua palude di insoddisfazione (senza, in questo caso, che l’attrazione c’entri per niente). Questo della riscossa è un argomento potente, che riaffiora spesso, e avviene malgrado la vecchiaia (Porello) o grazie alla vecchiaia (Margherita Giacobino, io). In altri casi la vecchiaia non è percepita come tale, è semplicemente un dato anagrafico che non intacca l’essenza del personaggio (Tazzioli) o ancora, lo potenzia e lo libera definitivamente (Vaccarello). La conquista della visibilità sociale, che mi era parsa molto centrale in Over60 Men, qui affiora nel racconto di Giacobino, Gatto, Groppo, ma sempre affiancata al lavoro interiore di accettazione di sé e definizione della propria identità. C'è qualche tocco di new age molto contenuto, appena un po' di yoga (Vaccarello, Sajetti), un po' di fitness (Porello), ma è decisamente preponderante, e molto interessante, la dialettica tra mondo interno e mondo esterno, che affiora con forza nei racconti di Giacobino, Porello, e soprattutto Paulon. Infine (Zanghì, Buonapace) è potentissima la domanda che ogni donna è costretta a porsi, volente o nolente, man mano che gli anni passano: ma posso ancora piacere? Posso ancora suscitare amore anche se non corrispondo più allo stereotipo della donna giovane che mi vedo sbattere addosso da ogni parte? La risposta è un coro consolante di sì, eccome! (Vaccarello, Siciliano) che conferma la mia convinzione che la vita è molto più complessa di come appare, e ci rassicura che la vita continua anche dopo i fatidici sixties e ci riserva molte belle sorprese. Chi la guarda ancora da lontano, come Michela Pagarini, mentre lotta contro altre ombre spaventose come la malattia, può concludere così: La vecchiaia. Certi giorni una paura, certi altri una speranza.

Il primo racconto è Un maggio a Madrid di Sara Zanghì, la cui protagonista, non ancora sessantenne ma vicina alla fatidica data, a Madrid per un convegno di poesia, viene accolta da una bella spagnola, Azaya, che ha quasi vent'anni meno di lei. L'attrazione che scocca subito le porta a avvicinarsi, a cercarsi, e infine a recarsi insieme a San Sebastian dove si amano e progettano nuovi incontri. Malgrado entrambe avessero detto "mai più", la rinascita avviene attraverso l'amore, nonostante la differenza d'età.

Delia Vaccarello, con E' tempo di giocare, ci racconta di Selvaggia, che da trentacinque anni vive nello stesso quartiere con Strega e un cane, conducendo una tranquilla vita di coppia, con interessi e impegni comuni e inevitabili differenze caratteriali. In realtà è sempre in viaggio perché lavora nella cooperazione internazionale, e quando si reca a Mauritius per una conferenza sulla condizione femminile viene affascinata da una donna con i capelli argentei che balla a una festa. Si conoscono, si avvicinano, si amano e infine quella che poteva essere solo un'avventura temporanea diventa l'occasione per gettarsi in una nuova scoperta, una nuova vita. 

Più dolente la voce di Daniela Tazzioli in La bellezza è una responsabilità, in cui la protagonista, con uno stile molto colloquiale e informale, parla di una bellissima sessantenne che si fa corteggiare ma poi si ritrae, non vuole avvicinarsi troppo. Un'autentica allumeuse che infine si mette con un uomo più giovane mentre la narratrice la incolpa perché usa la sua bellezza senza rendersi conto dei disastri che combina intorno a sé.

Un saluto, di Angela Siciliano, parte da una telefonata dalla Spagna che annuncia a Paola, che ha quasi settant'anni, la morte di Raquel. Dal fondo del passato la protagonista trae l'immagine di una bella e vitalissima settantenne conosciuta quando lei ne aveva quaranta a Valencia, amata superando i pregiudizi sulle donne anziane, con cui aveva attraversato le fasi dell'amore, dell'amicizia, del distacco e infine dell'oblio. Nelle sue lucide riflessioni sul proprio invecchiamento si insinuano ricordi di tenerezza per qualcosa che è passato ma è prezioso perché l'ha vissuto, fa parte del suo patrimonio di vita.

Due sono i personaggi di Emma di Sara Sajetti. E' la storia di un incontro e di due rinascite. Emma è anziana e vive la disperazione per la morte della compagna Giulia. In suo aiuto appare un benevolo fantasma, Silvana, che da un aldilà vagamente umoristico la incoraggia a reagire. La giovane Mo invece è depressa, demotivata, inquieta. Sta con Dani, per vivere scrive tesi per studentesse pigre e in quel momento la sua infelicità si rispecchia in quella dei cambogiani sotto Pol Pot, l'argomento di cui si sta occupando. Silvana, che aveva rivelato Emma a se stessa quando era una giovanissima architetta, è stata sua pignmaliona sia nel sesso che sul lavoro. Emma ricupera lentamente la serenità e un incontro fortuito tra lei e Mo aiuta anche la giovane. Emma è per Mo quello che il fantasma di Silvana è stato per lei. La coinvolge in un progetto elaborato con Giulia, una società che si occuperà di studiare la riorganizzazione aziendale per l'implementazione di facility che miglioreranno la vita dei lavoratori. Nella ventata finale che fa rotolare via il cappello di Mo che lo rincorre allegramente, i fantasmi di Silvana e Giulia sorridono rassicuranti a Emma.   

Marisa Porello in Speranza ci racconta dell'annus horribilis di Speranza Montale, sessantenne molto depressa, costretta a cambiare lavoro e prendere medicinali per riuscire a affrontare il mondo. Con Carla, amore di gioventù e amica di sempre, ricorda la vita di un tempo, i bar allegri che frequentavano, le ragazze che conoscevano. Carla, che vive con la madre, riesce a andare avanti e trovare un nuovo amore. Speranza prova con la palestra, ma non aiuta. Il suo cruccio è il rapporto con la madre, con cui non ha alcuna comunicazione. Ogni domenica va a pranzo da lei, sopporta che critichi la sua scelta vegana, decisa ogni volta a forzare il silenzio, a dirle che ama le donne, a farsi accettare finalmente. Ma la morte improvvisa della madre è l'ennesima barriera al desiderio di Speranza... In realtà ci saranno delle sorprese, un aiuto davvero insolito e un epilogo finalmente sereno. 

Davanti alla porta del bagno, di Milena Paulon, fa uso di una sapiente costruzione a anello per raccontare la storia di una coppia, la narratrice e G., che si incontra nel dicembre del '67, con molta attenzione ai particolari concreti del quotidiano e anche ai fatti storici e alle trasformazioni sociali per dare il senso del tempo: il tram numero 1, metafora molto azzeccata e epitome della vita operaia a Torino negli anni'60 per il suo percorso Mirafiori-Molinette-Cimitero, i cambiamenti esemplificati con fulminante sintesi Prima di quel giorno ne abbiamo passate tante insieme io e G, da Che Guevara a John Travolta, la discrezione con cui sono state costrette a vivere il loro amore fino a sabato 17 giugno 2006 quando finalmente si baciano davanti al Rettorato in via Po e la loro foto finisce sulla Stampa. Alla fine la nostra rivoluzione l'abbiamo fatta.

Mi metterai lo smalto sui piedi di Michela Pagarin è una dichiarazione d'amore della protagonista alla propria compagna, che soffre di una malattia intermittente che non le impedisce di vivere. La vecchiaia è ancora lontana ma occhieggia. La vecchiaia. Certi giorni una paura, certi altri una speranza. 

Il mio racconto, Un attimo, rappresenta una vicenda di colpa e rinascita di fronte alla semplice realtà di una coppia di donne anziane, che hanno sicuramente vissuto e sofferto come tutti ma dall'amore reciproco traggono la forza di affrontare il presente sorridendo.

Elettra Groppo è l'autrice di Una nuova pista, in cui si parla di due amiche, Rosa e Bianca, che si conoscono fin da piccole, ai tempi delle piste per giocare a biglie. A vent'anni la loro amicizia è così forte da giurarsi che saranno sempre la persona più importante l'una per l'altra, ma poi le loro strade si differenziano perché troppo pesante è la pressione sociale, non ancora pronta a accettare il loro amore. Rosa, che vuole l'approvazione sociale, si sposa e ha dei figli; Bianca si trasferisce in Spagna e vive una vita più libera ma non può dimenticare Rosa. Quando Rosa finalmente si sente pronta la raggiunge e l'amore ha il sopravvento. Ora possono vivere insieme e il loro rapporto sarà infine riconosciuto anche dalla legge. Ma in questa storia si parla prima di tutto del riconoscimento di se stesse, della propria natura, prima di quello sociale.   

Anita, la protagonista dell'omonimo racconto di Margherita Giacobino, va in vacanza da sola su un’isola dove sperimenta la libertà di essere se stessa, né moglie né madre né amante né niente altro. Nessuno la conosce, per anni gli isolani la guardano soltanto ma alla fine è accettata, come dimostra la sua amicizia con Pina la panettiera. La prima parte della sua vita è stata dedicata a svolgere quei ruoli che la società si aspettava da lei, poi si è emancipata dal destino femminile fatto di matrimonio, maternità e accudimento, ed è riuscita ad affermare la propria identità sessuale, ma sull’isola non cerca avventure né trasgressioni. Cerca la solitudine come libertà e ricostruzione di se stessa. 

Tempus fugit, amor manet ci dice Rita Gatto. Nel cimitero di un paesino di di mezza montagna arriva una mercedes. Ne scende una vecchia signora accompagnata da una giovane con un'urna in mano. Fin qui niente di sorprendente, ma poi arriva anche un furgone bianco, mentre la vecchia scambia due parole con il becchino a proposito della Pierina, quella che sta nell'urna, morta a novantasei anni e ancora chiacchierata nel  paese che ha abbandonato giovanissima in seguito a uno oscuro scandalo per l'amore che la legava a un'altra ragazza. Intanto dal furgone viene scaricata una statua destinata a rinnovare e amplificare lo scandalo di tanti anni prima... e una lapide su cui campeggia la scritta del titolo. La vecchia signora spazza via le obiezioni del sindaco prontamente accorso e si accomiata con elegante autorevolezza, lasciando dietro di sé una rivelazione e una promessa. Attraverso l'ironia del testo traspare forte l'affermazione della propria identità e l'orgoglioso riappropriarsi del luogo d'origine.   

Ultimo racconto è Il sogno di Nicoletta Buonapace. E proprio un sogno dà l'avvio alla vicenda, riempiendo la protagonista di nostalgia per qualcosa che non ha mai vissuto. Forse proprio l'amore, ora che è innamorata di una donna realizzata e affascinante, architetta, madre, sicura di sé. Sta vivendo un momento di insicurezza, sente che gli anni passano, è combattura tra paura e desiderio. Un altro sogno le fa capire che la cura della paura sono le parole, che quindi deve affrontare l'amata da cui teme un rifiuto non come persona ma come omosessuale. Si allontana fisicamente recandosi a Zagabria dove visita il Museo delle relazioni perdute, e vi lascia una lettera insieme a un oggetto ricevuto in regalo dall'amata, anche se sa di non averla perduta ma piuttosto mai veramente incontrata. Rinascerà attraverso l'amore.  

Completano il volume le belle poesie di Nicoletta Buonapace, Eleonora Pinzuti e Marisa Porello. Infine ci sono brevi riassunti dei racconti e le biografie delle autrici. La prefazione è di Margherita Giacobino. I proventi della vendita del volume, edito dalla Casa editrice Elmi's World, concorreranno a finanziare il progetto di sostegno per anziani lgbti presentato dall'Associazione Gruppo Lambda - Amici della Fondazione Sandro Penna di Torino. 
   


 

2 commenti:

Orlando Furioso ha detto...

Non riesco a trovarne un'edizione in digitale: è perché non esiste? E' perché non esiste ancora?
Grazie mille e un abbraccio!
Orlando

consolata ha detto...

@Orlando: perché non esiste, e non mi risulta sia prevista a breve. Ciao ciao, ti scrivo in privato!