mercoledì 17 gennaio 2018

C'è stato un tempo in cui la rivoluzione era bella e possibile: Murat Uyurkulak, TOL - Storia di una vendetta

Sono stata molto incerta se recensire questo libro o infilarlo sullo scaffale dedicato alla Turchia senza più occuparmene. Il fatto è che mi vergogno di quello che devo ammettere. Ho un dubbio: si può amare un libro, esserne presi e ammirarlo, senza averne capito niente?  Ecco, questa è l'ammissione che devo fare: di TOL - Storia di una vendetta non ho capito praticamente niente. Perciò qui potere trovare una recensione bella chiara e razionale, infinitamente più interessante delle poche note confuse che riuscitò a mettere giù io.
Murat Uyurkulak, di cui potete leggere qui una bellissima intervista, ha scritto TOL, uscito in prima edizione nel 2002, a trent'anni. E vi si sente tutta la passionalità giovanile, l'ansia di dire tutto, la fiducia nella parola, nel suo potere creativo e definitivo, nella sua libertà.

Ecco, l'impressione di libertà di questo romanzo è totale: prescinde dalle necessità della narrazione, non si preoccupa del lettore, sperimenta e si abbandona a ogni sorta di tono espressivo, passa dal lirismo al vaneggiamento senza preavviso. Certo in Turchia gli argomenti cui Murat Uyurkulak fa riferimento sono molto più comprensibili, comunque è ammirevole pensare a un'editoria e un pubblico così pronti a rispondere a un romanzo oggettivamente difficile (è stato un grande successo in patria, 50.000 copie vendute), che di questi tempi di generi imperanti, di noir thriller e romance, non credo da noi avrebbe altrettanta fortuna.

La vicenda è un viaggio in treno da Istanbul a Diyarbakır in cui due personaggi, Yusuf e Poeta, dialogano e ricordano e leggono e soprattutto bevono, bevono senza mai fermarsi. Siamo all'indomani del colpo di stato militare del 1980, le istanze rivoluzionarie del decennio precedente sono state spazzate via e la repressione è tremenda. Yusuf è il narratore, e parlando della sua infanzia esordisce dicendo La rivoluzione a quel tempo era possibile, bella e possibile. Ma dopo il golpe militare per i rivoluzionari scampati alla morte e alla prigione rimane solo la disperazione. Ecco, questo romanzo è pieno di disperazione, di lacrime e grida e follia, e anche di illusioni che non riescono a morire del tutto. 

I personaggi che compaiono nello sviluppo del dialogo tra Yusuf e Poeta sono moltissimi, a cominciare dal padre di Yusuf (che all'inizio di sé dice Ero un Yusuf privo anche di padre), l'ambiguo fratello maggiore, gli amici e i compagni di lotta, le donne, e ne veniamo a conoscenza attraverso le parole dei due protagonisti ma anche nelle pagine scritte che i due si scambiano, e questo rende veramente difficile seguire le evoluzioni di ognuno, anche i nomi cambiano ogni tanto, e l'io narrante cambia in continuo. Nel delirio alcolico la rivoluzione è al centro dei desideri ma il risultato è rovina e autodistruzione. La speranza sta nei curdi, che non hanno abbandonato la lotta e sulle montagne si organizzano per continuare a combattere. Ma la generazione che nella rivoluzione ha sperato è stata spazzata via o è stata cambiata, si è trasformata tanto da diventare irriconoscibile. Non mi addentro nell'argomento, ma è ovvio che può essere allargato a molte altre realtà fuori dalla Turchia.  

Però vale la pena di affrontare la difficoltà di seguire il complesso groviglio perché la scrittura è fantastica, sembra una parete coperta di edera che cresce e si attorciglia attorno agli spigoli della facciata di una casa, copre tutto e tutto trasforma in una lussureggiante foresta di parole. Ho provato un'ammirazione sconfinata per il traduttore Luis Miguel Selvelli che ha affrontato il compito immane di rendere in italiano questa giungla creativa, cavandosela egregiamente (e gli perdono le incertezze che in quasi 300 pagine sono poche, e competono più a un lavoro di editing che al suo). Penso che l'editore Passigli avrebbe potuto essere un po' più generoso con il paratesto, le note alla fine sono lodevoli ma una prefazione, o postfazione, di chiarimento del momento storico ci sarebbe stata benissimo. 

Mi piacerebbe che molti leggessero questo difficile, affascinante e insolito libro, e ne scrivessero. Io posso solo dire: sono felice di avere resistito alla fatica e al senso di inadeguatezza (ho persino riletto le prime 60 pagine per scrupolo), ne valeva la pena.      

2 commenti:

Massimo Citi ha detto...

Ciao Conso. Questa recensione è perfetta per LN, cosa ne dici?

consolata ha detto...

Felice e onorata! Ciao Max